15.06.2019 | CERRETO ALPI. UN PAESE SI RACCONTA // PRESENTAZIONE DEL LIBRO

sabato 15 giugno 2019
Teatro Sociale Luzzara, ore 18.00 
presentazione del libro
CERRETO ALPI
Un paese si racconta

di Luca Sentieri e Gloria Cecchinato
Corsiero editore, 2018

fotografiemusicheproiezionidal paese sul crinale

Letture GIOVANNI LINDO FERRETTI
Paolo Gandolfi, fisarmonica
Ezio Bonicelli, violino

liberamente ispirato al progetto di CESARE ZAVATTINI “Il paese campione” / Archivio Fondazione Un Paese | Comune di Luzzara

Dal progetto al libro
“CERRETO ALPI. Un paese si racconta 
è un libro che propone una raccolta di fotografie iniziata nell’agosto del 2013 dopo una serata a Cerreto Alpi, dove furono proiettati alcuni superotto degli anni ’50, realizzati in paese da Norberto Sentieri, mio padre, ai quali aggiungemmo la scansione di alcune foto ritrovate per caso. Una di queste, scattata nel 1940, ritraeva un gruppo di 39 ragazzini seduti su un prato del paese.
La proiezione di quella foto suscitò l’interesse dei presenti, al punto tale che passammo buona parte del tempo ad ingrandire i visi delle persone per dare ad ognuno un nome.
Trascinati da quell’entusiasmo abbiamo pensato che potesse essere interessante organizzare un archivio della memoria collettiva del paese, per cui abbiamo proposto a coloro che erano interessati di cercare nei propri cassetti le foto di famiglia e di portarcele, in modo da poterle scansionare ad una risoluzione pubblicabile e quindi raccoglierle in un archivio digitale ordinato. La ricerca è stata limitata alle foto in bianco e nero, per cui si sono catalogate tutte le immagini di luoghi e persone fino agli anni ’70 di Cerreto Alpi, Cerreto Laghi, la Gabellina, il passo del Cerreto ed i dintorni.
Contemporaneamente alla raccolta delle immagini abbiamo trascritto anche racconti orali, aneddoti, descrizioni delle foto e delle persone ed ogni materiale utile a completare una raccolta di memorie collettive.
Ci siamo resi conto che quel materiale avrebbe potuto trasformarsi in un libro fotografico di un certo valore storico e culturale e che molte persone avrebbero piacere di vederlo. Il libro nasce da questo desiderio.” (Luca Sentieri)

Il paese campione
Nel 1966 Zavattini propone al Sindaco di Luzzara un progetto dal nome Un paese campione. In sostanza, vorrebbe che i luzzaresi si dedicassero per un’intera giornata a “conoscere se stessi”. Fotografie, documentari, pittura, musica, spettacolo, artigianato, scienze culinarie; un geologo che analizzi la conformazione della terra del luogo, uno storico, un economista, tutti quelli “che vogliono parlare devono avere la possibilità di poterlo fare”, A Luzzara la proposta rimane sulla carta. Si concretizzerà dieci anni dopo a Sant’Alberto, frazione di Ravenna, con il nome Un paese vuole conoscersi.
Archivio Fondazione Un Paese | Comune di Luzzara

Gli autori
Luca Sentieri,
 architetto, è nato a La Spezia nel 1964, ma sente le sue radici molto legate al paese di Cerreto Alpi, dove sua nonna paterna, Tina Zavattini (sorella di Cesare) sposò Clemente Sentieri; lì nacque suo padre Norberto Sentieri.
Insieme ai fratelli è riuscito a restaurare la casa di proprietà della famiglia da generazioni, nella quale soggiornò Cesare Zavattini, ospite della sorella, per lavorare in tranquillità.
Trasferitosi con la famiglia a Mestre nel 1970, si è laureato presso lo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) con il massimo dei voti nel 1990; nel 1992 ha aperto a Mestre lo studio di progettazione architettonica insieme alla moglie Gloria Cecchinato, architetto, nata a Venezia nel 1962 e laureata allo IUAV nel 1990, con cui tuttora si occupa di progetti e realizzazioni nel settore residenziale e commerciale-espositivo in Italia ed all’estero.
Nel corso degli studi universitari hanno avuto entrambi come docente Italo Zannier Fotografo e Storico della fotografia, che ha trasmesso loro la passione per l’immagine come rappresentazione e conoscenza dei luoghi e delle persone.
Luca Sentieri e’ consulente esterno nel restauro dei modelli in possesso all’Archivio Progetti di Venezia dello IUAV ed al MART di Rovereto.
Presso lo IUAV ha collaborato all’allestimento di mostre interne, ha realizzato e coordinato modelli nei workshop estivi e in gruppi di tesi di laurea, ha svolto diverse lezioni sui modelli nei corsi universitari..
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un evento di
SULL’ACQUA CHE SCORRE
Cerreto Alpi / Luzzara

realizzato da
Fondazione Un Paese
in collaborazione con
Coop. I Briganti di Cerreto
Circolo Sportivo ricreativo Cerreto Alpi
Corsiero Editore

scarica la locandina

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Cerreto Alpi e Cesare Zavattini

Nel 1922, il giovane Cesare Zavattini è a Parma, dove aveva trovato occupazione come istitutore nel Convitto Maria Luigia e poi come redattore della “Gazzetta di Parma”. Un periodo molto importante per la sua formazione, favorito da uno stimolante ambiente culturale, alimentato dalle discussioni con i suoi allievi Attilio Bertolucci, Pietro Bianchi e Giovannino Guareschi, di poco più giovani di lui. 
Ma nel mese di luglio e agosto si reca ogni sabato a Cerreto Alpi, dove i suoi si sono trasferiti e dirigono l’Albergo Posta in località la Gabellina, dopo aver venduto per dissesto economico il Caffè di Luzzara. Non disdegna di dare una mano nel servire i clienti e trova anche il tempo di andare a dorso di mulo sino a Minozzo, altra località appenninica, dove si trova in vacanza la sua ragazza, Olga Berni, che sarà sua moglie. Nel 1924 muore il fratello minore Mario, seminarista quattordicenne, che è sepolto nel cimitero di Cerreto Alpi. I genitori, Arturo e Ida Giovanardi, continuarono la gestione dell’albergo sino a quando, nel 1928, per una grave malattia del padre, dovettero rientrare a Luzzara, per condurre in affitto una modesta e meno impegnativa osteria che chiameranno proprio La Gabellina. Ma la sorella Tina resta a Cerreto Alpi: ha sposato il cerretano Clemente Sentieri, abile calzolaio e consigliere comunale. Non ha mai voluto allontanarsi da questi luoghi. E lassù, suo ospite, Cesare veniva in cerca di quiete.
La Cerreto Alpi che lo vede arrivare nel 1963, per un lungo e fondamentale soggiorno, accoglie un uomo stanco: “Sono arrivato a Cerreto in collera col mondo; ero fisicamente da raccogliere col cucchiaio; mi domandavo se stavo male, tanto apparivo tetro e fermo. Un vecchio montanaro disse: «Che frana Z.» (…). Cominciavo a scontare 30 anni di prescrizione di carne e di spirito, di sperpero”. 

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“Il Cerreto è gonfio di neve, il chiarore dà un senso fittizio di caldo, le sbarre del cancelletto fanno riconoscere sulla costa di camposanto, dove c’è la tomba di mio fratello morto da quarant’anni, in quell’epoca la mia famiglia viveva su quei monti e io a Parma, a Castelnuovo persi la corriera apposta per non arrivare in tempo al suo funerale, avevo paura del dolore, non solo di provarlo ma anche di vederlo; arrivai la sera tardi che non c’era più una lacrima in casa e dissi ho perso la corriera, non riesco a dimenticare quel tono della mia voce.
Lungo la strada poco fa allungavo la mano per vedere sciogliersi i fiocchi sul palmo, la chiamano neve volona, che vola, perché asciutta, e la tramontana la fa crescere rapidamente contro i muri, presto il sereno la ghiaccerà, si sentiranno degli scricchiolii di vetro prima del disgelo che protrae la stagione umiliante del fango fin oltre marzo”.
Cesare Zavattini, estratto da Viaggetto sul Po, in Straparole, Bompiani, 1967

“A mille metri, tra capre pioggia e speranze. Resto qui un mese due tre, per finire un certo libretto. Ho rotto con pontidelaurentiiscinemasoggettitrattamenticritici, mi stava scoppiando il cuore. Ho già messo un paio di scarponi da montagna. Mi sono portato colori fucile stufe gambali e una cassa di carte, di note. A un chilometro c’è il cimiterino (quello del mio primo libretto) dov’è sepolto Mario mio fratello. Un torrentello passa davanti alla casa di mia sorella che mi ospita, le trote si nascondono sotto i sassi, anch’io vorrei nascondermi, ma come un fanciullo, ogni tanto chiamo qualcuno”.
Cesare Zavattini, Lettera ad GAETANO AFELTRA, Cerreto Alpi, 7 ottobre 1963

“Caro Attilio,
che meraviglioso casino la vita.
Te lo dico in questi giorni che sono per me piuttosto irti di preoccupazioni familiari e corporali.
Il tuo Casarola lo vedevo dalla Gabellina, e chissà perché mi ero fissato che stavi quasi in una capanna con le capre intorno.
Invece avrai una casa con le ombre giuste e Bernardo che viene improvvisamente a ventilarla con degli ingressi romani.
Lo sai che ho sempre ho sempre desiderato fare qualche cosa con il tuo figlio ma il mio destino è che proprio i giovani hanno bisogno di stare lontano da me quanto più mi sembra di essere loro coetaneo.
È una complicata faccenda storica-fisiologica che devo decidermi a assumere finalmente e irreversibilmente, mannaggia. Ogni tanto lo vedo, ci sorridiamo come vecchi amici e ci sei sempre dentro anche tu in questo soluto”.
Cesare Zavattini, Lettera ad ATTILIO BERTOLUCCI, Roma, 8 gennaio 1970

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CENTRO CULTURALE ZAVATTINI

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