ANTEPRIMA / ITALIA MIA | riflessioni sul paese / incontri, visioni, letture / 20 settembre – 6 dicembre 2025

ITALIA MIA
riflessioni sul paese

incontri, visioni, letture
in occasione del settantesimo anniversario della pubblicazione di Un paese
20 settembre – 6 dicembre 2025

 

Può darsi che infine il progetto di Italia mia abbia valore soltanto per me, come avviene di certe lettere non spedite che esprimono più sinceramente di quelle spedite il nostro stato d’animo in un certo momento.
Quel progetto, che è soltanto un progetto, come la prima idea di un soggetto, e niente di più, ha per me avuto il valore di una dichiarazione d’amore, non solo al mio Paese,
ma a tutti i luoghi della terra nei quali abitano almeno due persone.
Cominciamo dal mio Paese, dissi, dall’Italia.
Era il bisogno di uscire da una geografia o troppo sotterranea o troppo celeste,
che sono stati gli estremi tra i quali per molti anni mi è capitato di oscillare.
Mi ero accorto di non conoscere l’Italia se non attraverso dei libri o dei preconcetti, e mi pareva che un paziente inoltrarmi nei luoghi, nelle persone, negli interessi di tutta questa gente che aveva tante cose in comune con me, fosse il solo modo per cercare, goccia nel mare, di entrare nella storia.

Cesare Zavattini, lettera a Giorgio N. Fenin, 26 marzo 1958
Una, cento, mille lettere

In Danubio, lo scrittore triestino Claudio Magris rievoca un’intuizione di Ernst Bloch: “Ci sembra impossibile che per i nostri figli sia già irrevocabilmente passato ciò che per noi è ancora un presente difficile da attraversare.” È il senso della non-contemporaneità, o della non-simultaneità, come chiave per leggere la storia: non tutto procede in linea retta, non tutto accade nello stesso tempo per tutti. Bloch ci invita a guardare a quei fremiti di futuro che ci sono in quel passato che non ha avuto modo di esprimersi, che ci appare concluso: possibilità mai sbocciate, semi rimasti dormienti, idee che non hanno avuto il loro tempo. Ma non per questo sono morti. Il tempo e la terra hanno una memoria segreta, e ciò che sembrava perduto può, all’improvviso, riaffiorare. Basta una scintilla, un cambio d’aria, e quei semi possono ancora germogliare.
Vivere questi tempi, in questo paese, richiede l’equilibrio del compasso: un piede ben saldo nella propria terra d’origine, l’altro libero di tracciare cerchi nel mondo. Solo così si può tornare, con sguardi nuovi e nutrire il paese con ciò che si è imparato altrove.

Nel settantenario della pubblicazione di Un paese (1955), opera seminale di Paul Strand e Cesare Zavattini, con ITALIA MIA | riflessioni sul paese Fondazione Un Paese promuove un ciclo di incontri con fotografi, artisti, scrittori, antropologi e poeti, invitati a riflettere sul concetto di paese.
Come è noto, l’opera di Strand e Zavattini dedicata a Luzzara avrebbe dovuto essere la prima di una serie di indagini, e poi di pubblicazioni sulle realtà locali del Paese, da un punto di vista però capace di cogliere umanità universali. Questo è accaduto probabilmente oltre ogni previsione allora possibile, ma in direzione differente da quella che ci si poteva attendere in quella prima metà degli anni Cinquanta del Novecento. Un paese non è stato il primo volume di una collana di descrizione della realtà italiana nel secondo dopoguerra, è stato un modello di riferimento per narrazioni d’immagine successive che si sono diramate nel tempo e attraverso modelli differenti l’uno dall’altro. Luzzara è insomma un luogo dove si torna ma, sappiamo, tornare non vuol dire reiterare identicamente un’esperienza, quanto verificare nella contemporaneità una rappresentazione del passato, anche mitica. Cosa vuol dire Paese? Cos’è oggi un paese? Si mettano da parte i confini amministrativi, i riti delle istituzioni, il racconto giornalistico e la propaganda politica. Un paese è anzitutto una visione, un luogo da immaginare e rifondare e in cui essere comunità. Spazio degli affetti, della memoria, dell’esperienza di tutti i giorni.

Un invito a riflettere sui valori di comunità e appartenenza, attraverso questioni attuali muovendosi agilmente fra teoria e storia, tradizione e nuovi immaginari, passando dalla rappresentazione nell’arte dal luogo antropologico come costruzione simbolica e, al tempo stesso, concreta dello spazio, al significato di nazione.

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una rassegna promossa da
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con il patrocinio di
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Bassa Reggiana
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