Danilo Donati. Nato nel 1926 a Luzzara, mostrò fin dall’infanzia propensione per le arti figurative, unita a quella per la letteratura. Iscrittosi alla Scuola d’Arte di Porta Romana a Firenze, riuscì a evitare, grazie alla famiglia, il servizio militare. Nell’immediato dopoguerra diventò allievo del pittore Ottone Rosai, ma venne richiamato a Luzzara e chiamato alle armi.
Nel 1953 perse la madre ed entrò in un periodo di sconforto e crisi depressive che durò per circa due anni, al termine del quale iniziò a collaborare con Luchino Visconti, allora impegnato a teatro; ma sarà nel 1959 la prima occasione per emergere: dopo aver curato i costumi della trasmissione televisiva Il Mattatore, Mario Monicelli gli affidò la progettazione dei costumi de La grande guerra. Da allora, la sua carriera fu in continua ascesa: il 1962 segnò l’inizio di un duraturo e importante sodalizio con Pier Paolo Pasolini, per il quale creò i costumi di numerosi film (ricordiamo Il Vangelo secondo Matteo e Uccellacci e uccellini), che vennero poi tutti realizzati dal sarto Piero Farani.
Contemporaneamente, collaborava con Mauro Bolognini e, soprattutto, con l’amico Franco Zeffirelli: e proprio grazie a Zeffirelli ed ai costumi rinascimentali realizzati per Romeo e Giulietta, nel 1969, vinse il primo dei suoi due premi Oscar. Il secondo arrivò nel 1977 grazie a Il Casanova di Federico Fellini, per il quale ricreò un Settecento opulento e quantomai fantasioso.
Oltre agli Oscar, nel corso della sua infaticabile carriera è stato insignito di ben quindici Nastri d’Argento, tre Howard inglesi e diversi David di Donatello per i costumi, le scenografie o entrambi: per Ginger e Fred (1986) di Federico Fellini, Francesco (1989) di Liliana Cavani, Marianna Ucrìa (1997) di Roberto Faenza, La vita è bella (1998) e Pinocchio di Roberto Benigni, l’ultimo film cui lavorò, e per il quale nel 2003, a quasi un anno e mezzo dalla morte, gli fu attribuito il David di Donatello sia per le scenografie, sia per i costumi, “Uno che quando dormiva poteva attaccare il cartello Il poeta lavora’”, parole di Roberto Benigni.
Uomo schivo e poliedrico, si rivelò anche un discreto scrittore con il romanzo (in parte autobiografico) Coprifuoco, edito da Newton & Compton, nel 2001 finalista al Premio Strega, nel quale descrisse l’ambiente fiorentino degli anni quaranta e i giorni che precedettero la liberazione della città da parte delle truppe alleate.
—–
Alberto Nodolini viene giù diritto dal grande fiume di Bodoni, Erberto Carboni, Franco Maria Ricci: è stato definito “un aristocratico artigiano dello spazio, del bianco, della grafica”. Un maestro dell’eterna partita dei segni, tra bianco/nero e colori che è poi quella, la pagina, quella la visione, che fa scegliere e sognare a tutte le latitudini. Oggi si occupa prevalentemente di direzione e editoria artistica di preziosi volumi, attività che svolge fin dal 1994. Nominato dal Ministero della Cultura Accademico di Belle Arti, ultimamente è stato inserito nel consiglio direttivo del Teatro Regio di Parma. Nel 2016 ha ricevuto dal Comune di Parma l’attestato di civica benemerenza del Premio Sant’Ilario. Nell’ambito delle manifestazioni per Parma capitale italiana della cultura 2020-21, nel febbraio 2020 ha presentato al Ridotto del Teatro Regio il suo volume Parma My Love.
Nato nel 1943, è una sorta di predestinato: amico, quasi parente di Cesare Zavattini, a 10 anni entra nel magico mondo della fotografia, accompagna per il suo paese, Luzzara, il mito Paul Strand che con Un paese (1955) realizza, in collaborazione con Zavattini, uno dei capolavori della fotografia mondiale. E tantissimo tempo, quasi tutto il doposcuola, Nodolini lo passa nell’edicola del paese a sfogliare di bianco e nero tra sogni e segni, ad imparare a lasciarsi assorbire da cose, spazie e storie di persone.
Diplomato all’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma (sezione grafica), frequenta la facoltà di pittura all’Accademia di Brera a Milano. Assistente del direttore artistico dell’editore Franco Maria Ricci per 2 anni. Nel 1964 viene assunto come assistente alla direzione artistica per la rivista Vogue da Edizione Condè Nast. Nel 1969-1970 cura il restyling del periodico bimestrale Confezione Italiana: è l’apprendistato della curiosità e della pratica. Di fatto vive e fomenta la nascita del made in Italy nella moda.
Scoppia il 1968 e diventa direttore artistico di Vogue. In quel mondo di ire, passioni e intuizioni resisterà per 32 anni; è il trionfo del racconto con foto e impaginazione. Come in un tessuto è nel dettaglio, che si fa differenza, storia. Dal 1971 al 1994 diviene Direttore Artistico del Gruppo Condè Nast e ne cura i periodici (Vogue, l’Uomo Vogue, Casa Vogue, Vogue Gioiello, Vogue Pelle, Vogue Bambino, Vanity, e Glamour). Sono decenni tipo flipper o frullatore, sempre alla ricerca del nuovo, del bello, della cosa di gusto che andasse bene negli Usa come in Europa. Anni frenetici di sgobbare visivo, di dedizione al particolare, tutto all’ombra della grande zarina di Vogue Mondo, Diana Vreeland.
Forgiato da quella Parma che Zavattini definiva “città intelligente”, Nodolini mischia uomini e generazioni e sensibilità fino a diventare leader, guida indiscussa. Alleva il gusto dei giovani, innova quello dei più anziani. Quello che, dopo una vita, sta facendo ancora oggi.
Filmografia | Danilo Donati
La grande guerra, regia di Mario Monicelli (1959)
Il carro armato dell’8 settembre, regia di Gianni Puccini (1960)
Adua e le compagne, regia di Antonio Pietrangeli (1960)
Vanina Vanini, regia di Roberto Rossellini (1961)
La cuccagna, regia di Luciano Salce (1962)
La steppa, regia di Alberto Lattuada (1962)
Scanzonatissimo, regia di Dino Verde (1963)
Il comandante, regia di Paolo Heusch (1963)
La bella di Lodi, regia di Mario Missiroli (1963)
Ro.Go.Pa.G., regia di Jean-Luc Godard, Ugo Gregoretti, Pier Paolo Pasolini e Roberto Rossellini (1963)
Chi lavora è perduto (In capo al mondo), regia di Tinto Brass (1963)
Il Vangelo secondo Matteo, regia di Pier Paolo Pasolini (1964)
Sette a Tebe, regia di Roy Ferguson (1964)
La mandragola, regia di Alberto Lattuada (1965)
Scaramouche – miniserie TV (1965)
Uccellacci e uccellini, regia di Pier Paolo Pasolini (1966)
El Greco, regia di Luciano Salce (1966)
Madamigella di Maupin, regia di Mauro Bolognini (1966)
La bisbetica domata, regia di Franco Zeffirelli (1967)
La cintura di castità, regia di Pasquale Festa Campanile (1967)
Edipo Re, regia di Pier Paolo Pasolini (1967)
Romeo e Giulietta, regia di Franco Zeffirelli (1968)
L’amante di Gramigna, regia di Carlo Lizzani (1969)
La monaca di Monza, regia di Eriprando Visconti (1969)
Porcile, regia di Pier Paolo Pasolini (1969)
Fellini Satyricon, regia di Federico Fellini (1969)
Per grazia ricevuta, regia di Nino Manfredi (1971)
Il Decameron, regia di Pier Paolo Pasolini (1971)
Fratello sole, sorella luna, regia di Franco Zeffirelli (1972)
Roma, regia di Federico Fellini (1972)
I racconti di Canterbury, regia di Pier Paolo Pasolini (1972)
Amarcord, regia di Federico Fellini (1973)
Il fiore delle Mille e una notte, regia di Pier Paolo Pasolini (1974)
Salò o le 120 giornate di Sodoma, regia di Pier Paolo Pasolini (1975)
Il Casanova di Federico Fellini, regia di Federico Fellini (1976)
Gran bollito, regia di Mauro Bolognini (1977)
Uragano (Hurricane), regia di Jan Troell (1979)
Caligola, regia di Tinto Brass (1979)
Flash Gordon, regia di Mike Hodges (1980)
Yado (Red Sonja), regia di Richard Fleischer (1985)
Ginger e Fred, regia di Federico Fellini (1986)
Momo, regia di Johannes Schaaf (1986)
Intervista, regia di Federico Fellini (1987)
Francesco, regia di Liliana Cavani (1989)
C’è Kim Novak al telefono, regia di Enrico Roseo (1993)
Il mostro, regia di Roberto Benigni (1994)
I magi randagi, regia di Sergio Citti (1996)
La vita è bella, regia di Roberto Benigni (1997)
Pinocchio, regia di Roberto Benigni (2002) – postumo