La Biblioteca di LA GRANDE ACQUA

La Biblioteca di
LA GRANDE ACQUA

“Ritornare a frequentare i fiumi. Questa è la via maestra.”
Stefano Fenoglio, Uomini e Fiumi

 

1 /

Straparole
Cesare Zavattini
Bompiani
1967

Contenuto il Straparole, spartiacque fondamentale nella scrittura e nella vita di Zavattini, Viaggetto sul Po è uno dei testi fondamentali per comprendere il legame tra Zavattini e la sua terra, una visione poetica, malinconica e profondamente “umana” del grande fiume e delle sue genti. Za segue il corso del Po, dal Monviso al Delta, viaggio che diviene il pretesto per descrivere le vive e reali manifestazioni quotidiane dei cittadini, bisogni e aspirazioni delle popolazioni, la loro vita pacifica così come i loro drammi e imprevisti. Un tragitto che passa da città a paese, che percorre i segni festosi o dolorosi della gente di questi luoghi, un ritratto sincero e non retorico delle tradizioni di queste regioni.
Pubblicato nel 1967, l’anno che segna la nascita della Biblioteca di Luzzara, inaugurata da Za assieme a Mario Soldati e fondata grazie all’ingente e pregiato patrimonio librario donato dal grande intellettuale italiano al proprio paese d’origine, oggi Fondo Cesare Zavattini.

Proposta del Centro Culturale Zavattini, lunedì 9 marzo 2026

 

2/

Che cos’è un fiume?
Monika Vaicenaviciene
TopiPittori
2019

“Un fiume è un filo (…)
Un fiume è un viaggio (…)
Un fiume è una casa (…)
Un fiume è rinnovamento (…)
Un fiume è un nome (…)
Un fiume è un luogo d’incontro (…)
Un fiume è un enigma (…)
Un fiume è memoria (…)
Un fiume è odore (…)
Un fiume è profondità (…)
Un fiume è energia (…)
Un fiume è un riflesso (…)
Un fiume è una strada (…)
Un fiume è un oceano (…)

Proposta della Biblioteca Aperta di Ostana, venerdì 13 marzo 2026

 

3/

E’ vivo un fiume?
Robert McFarlane
Einaudi editore
2025

I fiumi sono esseri viventi che meritano riconoscimento e protezione, sia nella visione collettiva sia agli occhi della legge. È l’idea al centro di queste pagine rivoluzionarie, che pongono una domanda tutt’altro che retorica. Per rispondere con un risonante «sí!», Robert Macfarlane fa rotta in Ecuador, India e Canada, esplorando una natura minacciata dagli effetti dell’intervento umano, raccontando le storie di chi lotta per cambiare il destino dei fiumi. Un destino che da sempre scorre parallelo al nostro.

Proposta del Centro Culturale Zavattini, lunedì 16 marzo 2026

 

4/ 

C’era una volta il Po
Collettivo di Studio Tirocinio Corso A.  I.T.C 
Giovanni Negri

Il libro è una testimonianza preziosa per riscoprire l’identità culturale di una terra dove un tempo la vita scorreva in armonia con la natura, seguendo i ritmi lenti dell’acqua, prima che l’industria e l’inquinamento avessero un impianto devastante sul territorio.

Proposta del Fondo Tullio De Mauro, mercoledì 18 marzo 2026

 

5/

Il fiume. Raccolta di immagini del Po dal Monviso al Delta
Ezio Quiresi e Dario Zanasi
ETE
1977

Sono andato a vedere il punto originario, la prima vena d’acqua del Po (salendo ai 2040 metri di Piano del Re, sotto il Monviso) quasi con lo stesso animo reverente con cui i tedeschi vanno a visitare il Mausoleo di Teodorico. È stato un omaggio tardivo ma doveroso al fiume paterno che ha commentato con l’afono andare delle sue acque, col rombo delle sue piene, la mia infanzia, la mia giovinezza e poi una parte dell’età matura.

Proposta della Biblioteca Aperta di Ostana, venerdì 20 marzo 2026

 

6/ 

Il Po. Viaggio lungo il grande fiume
Tobias Jones
Oscar Mondadori
2024

Il Po, con i suoi 652 chilometri, è il fiume più lungo d’Italia, ma è anche e soprattutto parte del suo immaginario, tanto quanto lo sono il Tamigi per l’Inghilterra o il Mississippi per gli Stati Uniti. Dalle Alpi Cozie al confine con la Francia fino al mare Adriatico, percorre l’intera larghezza del Paese attraversando o lambendo alcune delle più belle città – da Torino a Pavia, da Cremona a Parma, Mantova e Ferrara – e segnandone la civiltà. Da millenni è una via di comunicazione di primaria importanza, ma anche un baluardo di difesa dalle invasioni provenienti dal Nord nonché l’asse del principale sviluppo prima agricolo, poi industriale e infine terziario: le sue piane alluvionali hanno prodotto non solo grano, riso, canapa, legname, ma anche seta, mattoni, cemento.

Proposta del Centro Culturale Zavattini, lunedì 23 marzo 2026

 

7/ 

L’Argine
Marina Girardi e Rocco Lombardi
2024

“L’argine invece, nonostante le bombe e i carri armati…
…le cannonate e gli eserciti coi loro scarponi pesanti…
…era rimasto tutto intero, con le sue grandi braccia di terra.
E a me proprio lì mi ha preso la paura…
…di avere perso tutto, tutti,
il mio posto a questo mondo.”

Proposta della Biblioteca Aperta di Ostana, sabato 4 aprile 2026

 

8 /

Il fiume infinito. Storie del regno del Reno
Mathijs Deen
Iperborea
2025

«Il Reno c’è sempre stato.» Entità arcana, non ha un inizio né una fine. È inutile cercarne le sorgenti nelle nevi alpine, perché le sue acque sono fatte di pioggia e di tutti i fiumi, ruscelli e rigagnoli del suo regno. Inutile anche risalire alle sue origini nel tempo, perché la storia geologica, con i suoi terremoti e nubifragi, le sprofondano in un momento indefinito in cui le Alpi non erano ancora emerse dal mare. Così, dopo una carrellata in time-lapse degli sconvolgimenti geologici tra il Mesozoico e il primo Cenozoico, per fare il ritratto del Reno Mathijs Deen rivolge lo sguardo ai suoi remoti abitanti – esseri umani ma anche ippopotami, tapiri, elefanti – trasformando la Storia in storie: l’avventura di una povera femmina di salmone di tre milioni d’anni fa che risale il fiume per deporre le uova e trova tutto cambiato; la vita, la malattia e la morte della «ragazza di Steinheim», l’essere umano più antico vissuto sul Reno di cui ci sia traccia; ma anche le storie di un fiume teatro di guerre, dai successi romani contro i frisi e i cauci fino all’orrore negli occhi di un capitano tedesco che, il 7 marzo 1945, vede gli americani assaltare il ponte a Remagen; e la felicità di due abitanti dell’ex DDR quando finalmente visitano la rupe della ninfa Lorelei cantata da Heine. In un intreccio di storia, reportage e spunti autobiografici, la scrittura «vaga in quella terra di nessuno tra l’uomo e la natura, la fantasia e la scienza», e l’autore, «piccola presenza accidentale» nell’enorme meccanismo senza vita della natura, si lascia affascinare dal lavorio incessante dell’umanità sulle sponde del Reno, mentre lui, il Reno, scorre indifferente verso il mare.

Proposta del Centro Culturale Zavattini, lunedì 13 aprile 2026

 

per informazioni
CENTRO CULTURALE ZAVATTINI
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t. 0522 977612 | biblioteca@fondazioneunpaese.org
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