Cesare Zavattini e Luzzara

Cesare Zavattini (Luzzara, 1902 - Roma 1989). Scrittore, soggettista, pittore, Cesare Zavattini è una tra le più importanti figure espresse dalla cultura italiana nel ventesimo secolo. Sempre pronto ad intervenire in prima persona nel dibattito culturale, dotato di una spiccata intuizione per i processi di comunicazione, fu considerato subito uno scrittore off, fuori da qualunque genere. Il suo umorismo particolarissimo, raffinato, nasce dall’amore per l’Uomo e dalla pietà per le sue piccinerie e la sua fragilità. La sua prosa immaginifica, molto vicina al Surrealismo, in realtà è indefinibile. È stato, infatti, uno scrittore d’avanguardia, ma ha agito sempre individualmente, precorrendo i tempi in tutti i settori in cui operava. Considerato il maggior rappresentante del Neorealismo italiano, il suo realismo segue la poetica della meraviglia: nella realtà, che è meravigliosa di per sé, bisogna ricercare quegli aspetti che non vediamo.

Dopo avere svolto attività giornalistica ed essersi trasferito a Milano nel 1930, egli pubblica il suo primo libro: Parliamo tanto di me (1931) ottiene un meritato successo, intriso com'è di quell'umorismo fantasioso e surreale che si ritroverà in tanta della sua produzione letteraria successiva (I poveri sono matti, 1937; Io sono il diavolo, 1941; Totò il buono, 1943). Nel 1935 comincia il proprio rapporto con il cinema firmando il soggetto di Darò un milione, per la regia di Mario Camerini. Nel dicembre del 1939 si trasferisce a Roma con la famiglia e va a vivere in via Sant’Angela Merici. Porta la data del 1943 - per I bambini ci guardano - l'inizio del lungo e prolifico sodalizio con il regista Vittorio De Sica, che frutterà alcuni tra i più grandi capolavori del neorealismo (Sciuscià, 1946; Ladri di biciclette, 1948; Miracolo a Milano, 1951; Umberto D., 1952) ed altri titoli di grande rilievo (ne citiamo solo alcuni: L'oro di Napoli, 1954; Il tetto, 1956; La ciociara, 1960; Il boom, 1963; Il giardino dei Finzi Contini, 1970; Lo chiameremo Andrea, 1972; Una breve vacanza, 1973). Nel 1949 vince l’Oscar con Ladri di biciclette di De Sica. A partire dall’immediato dopoguerra, va svolgendo una funzione rilevante nelle associazioni degli autori cinematografici e nelle cooperative. Nel 1955 vince il Premio Lenin Mondiale per la pace assieme al regista olandese Joris Ivens: devolve il denaro al Ricovero Buris Lodigiani di Luzzara. Un tema, quello della pace, che sarà sempre caro a Zavattini: sua infatti è l’idea di introdurre discussioni sulla pace nelle scuole. Tra il 1959 e il 1960 è a Cuba (dove era stato una prima volta nel ’53, sotto il regime di Batista), chiamato per collaborare alla nascita del nuovo cinema nazionale, dopo la rivoluzione di Castro. Nel 1967 pubblica presso Bompiani il volume composito Straparole, che ha un successo enorme e di cui fanno parte Lettera da Cuba a una donna che lo ha tradito, Riandando, Viaggetto sul Po. Intanto a Luzzara, dove dagli anni ’50 aveva iniziato ad inviare centinaia di libri, inaugura insieme a Mario Soldati la Biblioteca “Cesare Zavattini”. Sempre nel 1967, la notte di San Silvestro, si svolge a Luzzara la prima Rassegna Naïf, che arriverà a comprendere il Premio e il Museo.

Il 1968 è un anno caldo per Zavattini. Grazie al suo spirito cooperativistico nasce l’esperienza dei Cinegiornali liberi del proletariato e alla Biennale Cinema di Venezia, Zavattini (presidente dell’ANAC) è a capo della contestazione che porta all’occupazione della sala Volpi. Nel 1970 esce Non libro più disco, ennesima ricerca della parola-verità, che suscita scalpore e accese polemiche; nel 1973 Stricarm’n d’na parola, poesie in dialetto luzzarese. Nel 1976 vengono pubblicati Un paese vent’anni dopo con fotografie di Gianni Berengo Gardin, La notte che ho dato uno schiaffo a Mussolini e Al macero. Nel 1977 l’Associazione degli scrittori del cinema americano gli conferisce la medaglia del “Writers Guild of America”; l’anno successivo dal poemetto Ligabue (del 1967) viene tratto lo sceneggiato televisivo diretto da Salvatore Nocita. Del 1982 è La Veritàaaa, il suo primo e unico film da regista, di cui è anche soggettista, sceneggiatore e attore. A quest’opera affida il messaggio morale e poetico di tutta una vita. Muore a Roma nel 1989.

Immagine: fotografia di Arturo Zavattini ©

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