libri del mese


Desiderosi di conoscere le ultime novità librarie presenti in biblioteca? Indecisi su quale lettura intraprendere? Curiosi di scoprire nuovi volumi o di ricevere consigli per le letture dei vostri bambini? Ecco le proposte e i possibili percorsi tematici di questo mese!

settembre – ottobre 2018

 

NOVITÀ in biblioteca

Giovanni Arpino
Sei stato felice, Giovanni | Minimum Fax, 2018

Leggere l’esordio di un classico è come assistere a un fenomeno naturale. In fondo, scrisse Calvino per tutti, il primo libro è il solo che conta, e forse bisognerebbe scrivere quello e basta. “Sei stato felice, Giovanni” è il grande strappo che Arpino diede alla sua vita. L’occasione fatale di esprimersi. Il nodo da sciogliere per sempre o mai più. Aveva ventitré anni e alloggiava in una pensioncina di Genova, lurida e malfamata. Ci mise venti giorni. Venti giorni per inventare una voce. E un paesaggio. Per dire addio agli amici, alla giovinezza, agli amori impossibili, alle tante allegrie e disperazioni di ogni età precaria. Per gettarsi alle spalle gli Hemingway e gli Steinbeck, Vittorini e Pavese, il cinema francese. E il lungo intervallo della guerra. Il primo libro di Arpino è un libro di congedi. Una storia da ultima sbronza, in attesa dell’età adulta e del porco avvenire. L’avventura di chi portava la solitudine come un berretto e si sentiva un proiettile disperso, un reduce, anche se non ricordava più da cosa. Il suo protagonista sa che deve muoversi, cercare un lavoro. Ma intanto si ubriaca, litiga, si innamora, contrae debiti e sfortune. È pigro, crudele e prodigo. E non può che abitare un porto, averne l’odore, appartenere a un’umanità di marinai, di prostitute, di vagabondi. Un porto che si chiama Genova, con quell’aria svelta e sottile di mare, ma che potrebbe essere Buenos Aires o avere qualsiasi altro nome. Perché “Sei stato felice, Giovanni” è un libro che parla con parole vere, prepotenti e insostituibili ai nostri tempi. A chi è giovane, a chi lo è stato, a chi sta per partire, a chi ritorna.

Gerard Reve
Le sere | Iberborea, 2018

Per gli ultimi dieci giorni del dicembre 1946 seguiamo la vita di Frits van Egters, un giovane che ha lasciato gli studi per un monotono lavoro impiegatizio e che trascorre il tempo libero peregrinando per le strade di Amsterdam, raccontando storielle di sagace humour macabro e osservando se stesso e gli altri alla luce violenta della sua ironia critica. La sua esistenza è un tour de force per riempire la vacuità quotidiana, per dare un senso alle sere che seguono a giornate «inutili», trasformando la routine in una dirompente commedia nera. Come una biglia Frits si muove tra il piccolo appartamento che divide con i genitori – di cui registra con sguardo clinico ogni goffaggine, ottusità e dettaglio di decadenza fisica – e le case di amici che sottopone a sfrontate provocazioni, in un gioco psicologico efferato e ricco di immaginazione, quasi un’estrema rivalsa dello spirito contro ogni rassegnato perbenismo, della parola contro lo scorrere del tempo che tiene l’uomo sotto scacco. Con un incalzante collage di dialoghi arguti e riflessioni spiazzanti, muovendosi tra l’assurdo di Kafka e il rovello ossessivo di Hamsun, l’esistenzialismo di Camus e l’ilarità ribelle di Salinger, Reve ci trascina nel mondo interiore di un personaggio tanto feroce quanto irresistibile in tutta la sua selvatichezza umana, nel suo cinismo irrisolto e in perenne ricerca di una risposta all’assurdità del vivere, figlio di un’Europa annichilita dalla guerra ma soprattutto fratello di ogni giovane che in ogni epoca si ritrova ad affrontare la crudezza del mondo.

Melanie Benjamin
Luci della ribalta | Neri Pozza, 2018

Eric Salerno
Dante in Cina | Il Saggiatore, 2018

Edward Carey
Nel ventre della balena | La Nave di Teseo, 2018

E se Geppetto e Pinocchio non si fossero incontrati nel ventre della balena? Edward Carey, narratore dall’estro geniale e dalla sensibilità fiabesca, reinterpreta in questo romanzo – pubblicato in Italia in anteprima mondiale – una delle storie più amate della letteratura internazionale: dopo aver tentato senza fortuna di salvare suo figlio in mare, Geppetto rimane intrappolato da solo nella pancia del gigantesco animale. Qui, costretto al buio e ai difficili umori della sua nuova casa, si trova a riflettere sulla sua condizione di uomo, di padre, di figlio, di naufrago. La solitudine ben presto mette in moto la straordinaria immaginazione del protagonista: nel ventre della balena Geppetto scopre un mondo diverso, piano piano racconta la sua storia e quella dei suoi affetti, inventa nuove vite, partendo dai piccoli oggetti trovati nel relitto di una barca inghiottita dal mostro marino chissà quanto tempo prima. Separato dal suo bimbo-burattino per un’insolita ironia del loro destino narrativo, Geppetto si immergerà tra i ricordi, trascinando il lettore nel suo navigare come un amico allegro e commovente, sorprendente eppure sempre così familiare.

Alessandro Marzo Magno
Piave | Il Saggiatore, 2018

Non mormora più, il Piave. Un tempo era una meravigliosa autostrada d’acqua: i battellieri partivano da Perarolo e sostavano a Borgo Piave, sotto Belluno, tra il cantiere e l’osteria. Ma che cos’è rimasto oggi del fiume sacro? Sulle note della fiera e struggente canzone che tutti ricordiamo, Alessandro Marzo Magno ci accompagna dal Monte Peralba al Mare Adriatico alla scoperta dei duecentoventi chilometri del percorso fluviale, facendo rivivere l’epopea dei menadàs, dei ligadori e degli zattieri che dal Medioevo fino a tempi recenti hanno condotto i tronchi dai monti al mare. Lungo il Piave, sul filo della memoria, lo sguardo si posa su quel che resta della diga del Vajont, sulle alture del Montello, sui paesi che nel nome portano tracce della Battaglia. Tra rifugi e malghe, santuari e monumenti che ricordano chi è morto per difendere una bandiera. Alla scoperta delle prelibatezze dei campi, dei vini, dei formaggi, della grappa e dell’Osteria senz’oste. Alla ricerca del cuore industriale che batte dall’Ottocento, tra le prime seghe idrauliche d’Europa, l’invenzione del legno cadorino e il boom delle occhialerie. Immersi nell’arte e nella cultura del fiume che ha dato i natali a Tiziano e a Dino Buzzati, che è stato raccontato da Goffredo Parise e da Giovanni Comisso, presso cui hanno trovato rifugio Andrea Zanzotto e Mauro Corona. Lungo il Piave, dove l’acqua è energia e la ghiaia oro bianco. Tra passato e presente, con grande forza evocativa, Alessandro Marzo Magno esplora un cronotopo fondamentale dell’identità italiana.

Daniel Mendelsohn
Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea | Einaudi, 2018

Nel gennaio del 2011, al primo incontro del seminario sull’Odissea tenuto da suo figlio Daniel, mescolato alle matricole diciottenni siede Jay Mendelsohn, matematico e ricercatore scientifico all’epoca ottantunenne. «Sarà un incubo», pensa Daniel a fine mattinata, quando appare chiaro che Jay non si atterrà al ruolo di silenzioso uditore che aveva immaginato per lui. Il vecchio Mendelsohn è cresciuto nel Bronx ed era ragazzo durante la guerra. Detesta la debolezza e il raggiro, valuta le cose in base alla fatica per ottenerle e la sua sola fede è nelle scienze esatte. Non può non aver da ridire sulla figura di Odisseo, il polytropos, l’uomo dalle molte svolte, ma anche dai molti trucchi, lacrime, aiuti divini, donne. «Non capisco perché dovremmo considerarlo un grande erooooe», ripete Jay per lo stupore divertito degli studenti. Eppure, settimana dopo settimana, affronta le tre ore di viaggio da Long Island al Bard College per apprendere dalla voce di suo figlio delle Vacche del Sole e di Penelope e del nostos. E va oltre: quando Daniel, quasi per gioco, gli propone una crociera nel Mediterraneo che ripercorra i luoghi dell’epopea, Jay acconsente. Per Daniel è un’esperienza pregna di rivelazioni: per mano a suo padre capisce appieno lo sgomento dell’Ade; nei ricordi coniugali del vecchio genitore ritrova la forza dell’homophrosynē, il «pensare allo stesso modo», e in quell’uomo inaspettatamente tanto aperto e socievole, in classe come a bordo, non riconosce forse un Odisseo dalle molte svolte? Di certo è un Laerte, il cui corpo caduco presenterà il suo conto di lí a breve. «Ma la nostra odissea l’avevamo vissuta, – osserva Daniel prima che accada, – per la durata di un semestre avevamo navigato insieme, per cosí dire, attraverso quel testo, un testo che a me – e ai lettori con lui – sembrava sempre piú relativo al presente e meno al passato»

Stenio Solinas
Genio ribelle. Arte e vita di Wyndham Lewis | Neri Pozza, 2018

NOVITÀ PER CRESCERE | sezione ragazzi

Johanna Spyri
Heidi | bambini dagli 8 anni 

Heidi ha cinque anni e un’energia immensa. Vive con il nonno sulle montagne svizzere e passa il suo tempo in armonia con la natura, portando le capre al pascolo con l’amico Peter. Quando compie otto anni però viene obbligata a trasferirsi in città, per imparare a leggere e scrivere e diventare la “dama di compagnia” di Klara, figlia debole di salute di una ricca famiglia di Francoforte. Per lei, cresciuta in libertà, i palazzi, il cielo grigio e le tavole a cui bisogna sedere composti sono una prigione da cui scappare il più in fretta possibile. Con “Heidi” Johanna Spyri ha creato un personaggio senza tempo, e ancora oggi il mondo visto attraverso lo stupore della piccola regina delle montagne riesce a brillare di dolcezza.

Aidan Chambers
Ombre sulla sabbia | ragazzi dai 12 anni

Kevin, 17 anni, è nato e cresciuto a Marle, lembo di terra vicino a Newcastle che a seconda delle maree diventa isola. Unica sua coscritta in paese è Susan, amica d’infanzia e ora forse qualcosa di più, anche se non le ha mai rivelato i suoi sentimenti, forse per un’inconsapevole fiducia che niente cambierà. E invece Susan è irrequieta, e la città è un magnete irresistibile per chi è insofferente alla sonnolenza che ammanta Marle. Quando Susan d’improvviso parte per la città. Kevin contro tutto e tutti, decide di seguirla. La città è più complicata e anonima del previsto, ma gli servirà per far luce sul suo cuore e su cosa davvero conta nella vita.

Jimmy Liao
L’arcobaleno del tempo | bambini dai 4 anni

Per lei il cinema è sempre stato casa, rifugio, risposte, sogni. Ma anche speranza di ritrovare un giorno sua madre, che amava quel magico mondo di celluloide sopra ogni cosa e sparì quando lei era piccola. Perché – con le gioie e i dolori, gli incontri e gli addii – la vita è un film meraviglioso.

Elisabetta Gnone
Fairy Oak. Il segreto delle gemelle | bambini 10-14 anni

Fairy Oak è un villaggio magico e antico nascosto fra le pieghe di un tempo immortale. A volerlo cercare, bisognerebbe viaggiare fra gli altopiani scozzesi e le brughiere normanne, nelle valli fiorite della Bretagna, tra i verdi prati irlandesi e le baie dell’oceano. Il villaggio è abitato da creature magiche e uomini senza poteri, ma è difficile distinguere gli uni dagli altri, poiché maghi, streghe e cittadini comuni abitano le case di pietra da tanto di quel tempo che ormai nessuno fa più caso alle reciproche stranezze e tutti si somigliano un po’. A parte le fate, che sono molto piccole, luminose e… volano. Questa storia è raccontata da una di loro e narra l’avventura straordinaria di due sorelle gemelle, Vaniglia e Pervinca…

PROPOSTA TEMATICA DEL MESE: viaggio nella letteratura orientale

Minh Tran Huy
Viaggiatore suo malgrado | O Barra O Edizioni, 2018

Minh Tran Huy intreccia memorie collettive e personali in un romanzo che dà voce a chi, rimasto nell’ombra, è stato costretto a mettersi in viaggio e a rompere con le proprie radici. In un’estate newyorkese, la narratrice Line scopre la figura di Albert Dadas, operaio francese affetto dalla “follia del fuggiasco” e si appassiona alle esistenze dei “viaggiatori loro malgrado”. In un percorso narrativo che pian piano la riconduce a esperienze sempre più personali, la protagonista ripercorre le vicende della giovane atleta somala Samia, dello zio Thin, della cugina Hoai, e soprattutto quella del padre, morto da poco, fuggito in giovane età dal Vietnam devastato dalla guerra. Line, desiderosa di sciogliere i nodi di un passato a lungo taciuto e riportare alla luce la storia della sua famiglia, instaura una sorta di dialogo in assenza con il padre, ne rievoca la voce e la memoria, sottraendole all’oblio. Un libro dalla scrittura delicata e suggestiva che s’interroga sull’identità e sulla condizione di chi subisce lo sradicamento dalla cultura d’appartenenza.

Yukio Mishima
Abito da sera | Mondadori, 2015

Kawakami Hiromi
La cartella del professore | Einaudi, 2011

Tsukiko ha poco meno di quarant’anni. Vive sola, e dopo il lavoro frequenta uno dei tanti piccoli locali di Tòkyo dove con una modica spesa si possono mangiare ottimi manicaretti e bere qualche bicchiere di birra o di sake. E un’abitudine molto diffusa fra gli uomini della metropoli, meno fra le donne. In una di queste occasioni incontra il suo insegnante di giapponese, che riconosce, malgrado i tempi del liceo siano ormai lontani, quando lo sente ordinare le stesse pietanze. Tsukiko e il prof, come lei lo chiama, iniziano a parlare e trovano subito un’intesa nella loro passione per il cibo. I tanti manicaretti della delicata cucina giapponese accompagnano gli incontri mai programmati, ma non per questo meno frequenti, di due persone cosi diverse eppure simili nella quieta accettazione della propria solitudine, e ogni incontro rappresenta un impercettibile avvicinamento, serve a chiarire dubbi e fraintendimenti. Ma la donna fatica a trovare una sua dimensione adulta, e il professore – che è vedovo e ha settanta anni – non riesce a uscire dal suo passato di marito e insegnante. Arriva la stagione dei funghi, le ferie di Capodanno passano senza allegria, poi fioriscono i ciliegi, si organizza una gita che delude le aspettative e termina, come tante serate, nel torpore dell’alcol… Trascorrono cosi due anni. E dopo infiniti appuntamenti, giunge il momento in cui il prof vince il pudore e chiede a Tsukiko se accetterebbe di frequentarlo “con la prospettiva di stringere una relazione amorosa”…

Han Kang
La vegetariana | Adelphi, 2016

«Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l’ideale di un’estatica dissoluzione nell’indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell’ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

Kazuo Ishiguro
Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo | Einaudi, 2010

Il “notturno” in musica è una composizione di carattere lirico e melodico, veicolo di atmosfere sognanti e sentimenti ambivalenti, e in senso ampio ispirata alla notte. Nei cinque racconti di questa raccolta prevale l’ambientazione notturna delle scene cardine, la qualità onirica e comunque surreale delle vicende e soprattutto quell’alternanza di toni lievi e toni gravi che contraddistingue anche il genere musicale. Una sinestesia quasi perfetta dunque. Ma con un’importante eccezione: se il rigore della costruzione di parole in Ishiguro assorbe e maschera pressoché del tutto le tempeste della vita, è nel rapporto dei protagonisti di Notturni con la musica che il disagiò si rivela. Il crooner del primo racconto, per esempio, uno di quei vecchi cantanti melodici americani ormai fuori moda, ha alle spalle un passato di successi di cui vorrebbe tanto trattenere qualche brandello. La serenata – ovviamente notturna – che dedica alla moglie a bordo di una gondola, sembrerebbe il romantico pegno d’amore di un gentiluomo d’altri tempi ed è invece il primo atto di una cinica (e un po’ ridicola) operazione di restyling.

Yasunari Kawabata
Prima neve sul Fuji | Einaudi, 2013

Nguyen Huy Thiep
Vietnam soul | O Barra O, 2013

Questa edizione riunisce tutti i racconti del celebre scrittore vietnamita contemporaneo Nguyên Huy Thiêp. Spesso paragonato a Checov, Thiêp ritrae il mondo corale dei villaggi del Vietnam riuscendo a cogliere con pochi tratti l’essenza delle cose. Gli eventi del quotidiano fanno da trama alla fine osservazione di caratteri, credenze, trasformazioni che contraddistinguono le zone del paese lontane dai grandi centri cittadini. Con uno stile antiretorico e conciso, l’autore fa emergere una realtà cangiante, la straordinarietà e l’insensatezza della vita, l’ironia e la forza del suo popolo. Senza tuttavia risparmiare una critica sociale e politica al suo paese, come nel celebre racconto “Il generale in pensione”, in cui il potere percepì il pericoloso stravolgimento dei gloriosi ideali rivoluzionari e i giovani colsero l’audacia di uno spirito libero. La raccolta è accompagnata dagli scritti di Claudio Magris e Franco La Cecla e dal discorso tenuto da Nguyên Huy Thiêp in occasione della consegna del Premio Nonino.

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Immagine © Esercito di terracotta, Lintong, Xi’an, Shaanxi, Cina

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